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La prof alle medie: «L’omosessualità? Solo una moda»

Frasi choc sulle coppie gay di un’insegnante durante la lezione di storia in una scuola della città. Alunna si ribella e scrive un tema: «Parole vergognose e discriminati»

REGGIO – Anno 2016. Scuola media reggiana. Ora di storia. La professoressa entra, saluta gli alunni e si siede. Argomento della lezione: le deportazioni naziste nei campi di concentramento. Tema importante, serio e raccapricciante. Si citano Auschwitz e Birkenau. I ragazzi ascoltano in silenzio. Poi si passano in rassegna li gruppi di persone che venivano segregate. Tutti sanno degli ebrei (ne morirono tra i 5 e i 6 milioni). Non molti conoscono il resto. Allora la prof cita gli zingari, gli oppositori politici, i malati di mente e gli omosessuali. Gli studenti spalancano gli occhi. Esatto, anche gli omosessuali, precisa la docente. Ecco però che quest’ultima categoria apre uno squarcio sul presente, non fosse altro perché per mesi il tema del riconoscimento delle coppie di fatto e l’adozione del figlio del partner hanno invaso il dibattito pubblico nel nostro Paese.

FRASI CHOC
Capita quindi che la professoressa si esprima con queste parole: «L’omosessualità è una forma di narcisismo. A mio parere gli omosessuali si sentono un po’ superiori perché diversi dalla massa. Lo sono perché vogliono esserlo. Cercano di distinguersi». Silenzio in aula.

L’UMANITÀ SI ESTINGUEREBBE
Poi un ragazzo alza la mano e chiede alla docente se sia d’accordo con l’adozione da parte di coppie omosessuali.
«Io li ho sempre accettati, non mi recano nessun fastidio e mai li ho discriminati. Per me dopo che la porta della camera da letto è stata chiusa, possono fare quello che vogliono. Ma questo no – riferito alle adozioni – Non possiamo sapere quali saranno i riscontri psicologici sul bambino. Un bambino ha bisogno di una figura materna e una paterna. Se ci fossero due padri o due madri, come li chiamerebbe? Mamma uno e mamma due?».
Un parere lecito, non vi è dubbio, che però in seguito viene condito da una buona dose di “fede” non richiesta in una scuola pubblica durante l’ora di storia: «Se Dio ha creato un uomo e una donna ci sarà un motivo: poni due uomini su di un’isola deserta, come possono procreare? Morirebbero».
Non contenta la maestra rincara la dose: «E poi, pensandoci, è quasi inevitabile che il figlio diventi a sua volta omosessuale e ciò che mi spaventa. Stanno aumentando, come se l’essere omosessuali andasse di moda. Se un giorno al mondo ci fossero troppi omosessuali, l’umanità si estinguerebbe».

LE PRESE IN GIRIO
La classe ascolta, ma non tutti stanno zitti. Dopotutto alcuni studenti un pensiero loro sul tema lo hanno e le parole dell’insegnate bruciano. Sono questi ultimi che parlano e insistono sul diritto di una coppia omosessuale di poter costruire una famiglia. Tesi rigettata dalla professoressa: «Ma ragazzi, non guardate i telegiornali. I suicidi tra adolesecnti omosessuali sono molto frequenti. Come pensate possa sentirsi un ragazzo cresciuto da due madri se un compagno gli chiedesse che “che lavoro fa suo padre”? Cosa dovrebbe rispondere? Verrebbe inevitabilmente preso in giro». Detto questo silenzio. Gli studenti non insistono. Hanno capito da che parte tira il vento, ed è un vento molto freddo.

PERCHÈ TACERE?
Suona la campanella. La lezione è finita, e che lezione… I ragazzi escono e si incamminano verso casa. Una di loro sale in auto dove lo aspetta la madre. Si sente umiliata per quello che ha ascoltato poco prima. Racconta tutto al genitore. L’adulto trasale. «Non è giusto mamma – dice – questa cosa non deve passare. Voglio scrivere quello che penso e lo farò».

LEZIONE DELL’ALUNNO
«Non sono sicura che i professori si rendano conto pienamente del ruolo che giocano. E’ giusto che essi siano molto più della materia che insegnano: ogni parola, ogni lezione, ogni richiamo sul diario contribuisce a insegnarci qualcosa». Inizia così la riflessione messa nero su bianco dall’alunna seduta alla scrivania in camera sua.
«La libertà di opinione è un diritto, tuttavia se vogliamo arrivare a vivere in una comunità più corretta, certe convinzioni andrebbero taciute – continua il tema – Ho udito cose a scuola per cui, chi ha favorito il progresso si rivolterebbe nella tomba. Una vergogna. Non condanno questa persona – scrive la giovane riferendosi alla professoressa – ma non posso stare zitta come se a pronunciare quelle parole sia stato un bambino».

L’OMOSESSUALITÀ NON SI SCEGLIE
La biro della ragazza non si ferma. Scrive di getto. Dà vita a un pensiero che pesca direttamente nella sua educazione. Descrive l’omosessualità come un «modo di essere», una «propensione innata», come lo sono «l’eterosessualità, la gentilezza, l’altruismo e il coraggio». Quale scelta? «nessuno sceglie e quindi nessuno deve essere corretto».
«La famiglia per loro è ancora un privilegio e questa non è libertà – scrive l’alunna – Date un bambino a una coppia omosessuale. Meglio due padri o due madri che essere orfano e povero in un paesino sperduto del terzo mondo, senza nè cibo nè scuola. Meglio due padri o due madri che una madre e un padre violento».

LA RELIGIONE NON SIA UNA SCUSA
L’ultimo passaggio del ragionamento la ragazza lo dedica alla religione. Ancora le risuonano in testa le parole della prof “Se Dio ha creato un uomo e una donna ci sarà un motivo…”. «Sono sempre disposta ad accettare opinioni sfavorevoli all’omosessualità, se però ben motivate – scrive – E secondo i miei standard la religione è un’argomentazione accettabile se ci si crede intimamente. Non deve essere una scusa. Io sono cattolica, ma se dipendesse da me gli omosessuali potrebbero sugellare il loro amore anche in chiesa. Non è stato Sant’Agostino a dire “Ama e fa ciò che vuoi”? Dopotutto dietro una barricata di uomini deve esserci un prato d’umanità, dove germogli selvatici implorano cure». Fine delle parole. Chapeau. Firma.

Marco Barbieri